(Adnkronos) – A poche ore da quello che Donald Trump ha già battezzato come il "Liberation Day", l'Italia si prepara all'impatto con i dazi Usa che verranno annunciati oggi 2 aprile. Non è un film catastrofico, ma la prospettiva di una guerra commerciale tra Europa e Stati Uniti preoccupa, e non poco, il governo di Giorgia Meloni. Dopo le tariffe fiscali del 25% già applicate su acciaio e alluminio, oggi l'inquilino della Casa Bianca illustrerà i dazi sugli altri prodotti, che scatteranno contro tutti i Paesi "che hanno approfittato degli Stati Uniti". "Introdurremo dazi reciproci nei confronti di Paesi che ci tassano, saremo molto gentili con gli altri Paesi", ha spiegato Trump senza scendere nel dettaglio dei provvedimenti. E mentre i vertici della Ue promettono "vendetta" contro le tariffe a stelle e strisce, l'Italia sceglie la strada del dialogo e della cautela: "Diplomazia", il mantra ripetuto in queste settimane dalla premier Meloni, alle prese con il difficile compito di limitare i danni che i dazi di Trump potrebbero causare all'export italiano, soprattutto in settori come agroalimentare, moda e meccanica. Uno 'spiraglio' dovrebbe aprirsi in occasione della possibile visita in Italia del vicepresidente americano J. D. Vance entro la fine del mese. L'ambasciata di Washington a Roma avrebbe informato ieri la Farnesina dei piani di Vance, secondo quanto scrive il sito di Bloomberg, precisando che i diplomatici americani hanno chiesto alle loro controparti italiane di organizzare un incontro tra il vice di Trump e la presidente del Consiglio. Mentre Palazzo Chigi, per adesso, non commenta ufficialmente, fonti di governo confermano l'indiscrezione. Nella maggioranza e all'interno dello stesso esecutivo, la speranza è che l'eventuale faccia a faccia tra Vance e Meloni produca risultati e conduca a una 'exit strategy' non troppo dolorosa per le aziende italiane. "Rimaniamo fiduciosi per una soluzione negoziata. Gli Usa sono un alleato storico e il problema dei dazi non deve dividerci sul piano politico, ciò nondimeno va superato sul piano diplomatico", commenta con l'Adnkronos il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, esponente di Fratelli d'Italia. Il collega di partito Tommaso Foti, ministro degli Affari europei e del Pnrr, osserva: "Dalle guerre commerciali non è mai scaturita la fortuna dei popoli. E su questo dobbiamo essere molto chiari. Non so quale sarà l'entità dei dazi proposti, ma ho una mia idea al riguardo e cioè che vi sia una volontà ben precisa di trattare da parte di Trump". Interpellato dall'Adnkronos sull'incontro tra Vance e Meloni, il deputato di Fdi Giangiacomo Calovini, capogruppo in Commissione Esteri, afferma: "Qualora l'indiscrezione fosse confermata, sarebbe certamente un segnale positivo, perché rientrerebbe in quel dialogo tra Europa e Stati Uniti che da tempo riteniamo indispensabile. Tanto più in un periodo segnato da tensioni internazionali e da un tema cruciale come quello dei dazi". "Siamo fermamente convinti – sottolinea Calovini – che l'Italia possa giocare un ruolo fondamentale nel mantenere buoni rapporti tra l'Ue e Washington". Sul tema dei dazi torna a intervenire il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, che prosegue nella sua battaglia dialettica contro la presidente della Commissione Ue. "Vendicarsi dei dazi di Trump? Se von der Leyen ha usato questo verbo è stata una scelta infelice. Vendicarsi e aprire guerre commerciali non fa l’interesse di nessuno, spero sia stata fraintesa o mal tradotta", sottolinea il ministro delle Infrastrutture, secondo cui "fare la guerra agli Stati Uniti non è una cosa intelligente da fare. I dazi non sono mai una scelta positiva, ma così come le guerre sul campo vanno risolte al tavolo, non con vendette o contro-dazi". Da un lato, la Lega continua a spingere per una trattativa diretta tra Roma e Washington, bypassando Bruxelles. Dall'altro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce che "sulle trattative non si può andare per conto proprio, tocca alla Ue trattare". Il vicepremier e leader di Forza Italia invita alla prudenza: "Aspettiamo le decisioni americane". La situazione è complessa, ma "bisogna trovare il modo migliore per tutelare le nostre imprese", senza però "piegare la testa". Come ricordato dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha definito i dazi un "enorme problema" per l'industria tricolore, per l'Italia sono in gioco ben 67 miliardi di esportazioni a fronte di 25 miliardi di importazioni dagli Usa, con un avanzo commerciale di 42 miliardi. Stando ai calcoli di Coldiretti, invece, una tariffa del 25% sulle vendite agroalimentari Made in Italy negli States potrebbe comportare per i consumatori americani un aggravio fino a 2 miliardi di euro, con un impatto sulle singole filiere pari a quasi 500 milioni solo per il vino, circa 240 milioni per l'olio d'oliva, 170 milioni per la pasta e 120 milioni per i formaggi. E proprio al settore food, tra i più colpiti dai nuovi dazi, sarà dedicato l'evento in programma oggi a Palazzo Chigi. Nel giorno in cui entreranno in vigore le nuove tariffe, Meloni consegnerà il premio "Maestro dell'Arte della Cucina Italiana", un riconoscimento istituito dal governo per celebrare i cittadini italiani che si sono distinti nel campo della gastronomia. Un mondo che adesso 'trema' di fronte ai dazi di 'The Donald'. (di Antonio Atte) —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)