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    Kirill Dmitriev, l’uomo che sa parlare a Trump: chi è il mediatore di Putin

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    (Adnkronos) –
    Kirill Dmitriev è l'uomo scelto da Putin per negoziare con Trump. Perché proprio lui? Perché per fare un buon negoziato è importante scegliere un buon negoziatore: deve conoscere l’interlocutore che ha di fronte, le sue abitudini e gli argomenti che possono convincerlo. E lui, nelle aspettative di Mosca, ha tutte le carte in regola per farlo. Una notizia di oggi aiuta a capire quale potrà essere il suo ruolo. Dmitriev sarà a Washington questa settimana per incontrare Steve Witkoff, inviato della Casa Bianca per il Medio Oriente che con Dmitriev lo scorso febbraio ha aperto la strada ai contatti diretti fra Stati Uniti e Russia, ha reso noto Cnn citando fonti informate.  Una notizia significativa per diverse ragioni. La più importante è che il direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti è l’uomo che può garantire a Trump un ritorno economico consistente nel caso in cui si arrivasse a consolidare accordi che possano portare alla pace.  Dmitriev è il ceo del fondo sovrano russo Rdif. Il suo è anche il profilo che avvicina di più il Cremlino al mondo di Trump. Ha incontri regolari con Putin e ha relazioni strette con alcuni membri chiave del team del presidente americano. Sono relazioni che vengono da lontano. Ha svolto un ruolo nei primi contatti con gli Stati Uniti quando Trump è stato eletto presidente nel 2016, nonché nella costruzione di relazioni con l'Arabia Saudita, che hanno portato ad un accordo sul prezzo del petrolio nell'ambito del forum allargato dei produttori OPEC+. Altro dato biografico che non ha un valore solo simbolico. Dmitriev è nato a Kiev, nell'Ucraina sovietica, dove ha studiato in una scuola di alto livello nota per le sue competenze in fisica e matematica. Ha studiato all'Università di Stanford in California e in seguito ha conseguito un MBA con lode ad Harvard. Dopo Stanford, ha lavorato presso Goldman Sachs a New York e ha lavorato anche per McKinsey & Company. A Mosca, ha lavorato come Amministratore Delegato di Delta Private Equity Partners, una società di gestione degli investimenti creata dal Fondo di Investimento Russia degli Stati Uniti. 
    Dmitriev conosce bene gli Stati Uniti e altrettanto bene gli interessi di Trump e quindi le leve che può azionare per portarlo dalla sua parte. C’è un altro aspetto da considerare. Dmitriev è stato sanzionato dall'amministrazione di Joe Biden per l'invasione russa dell'Ucraina. Ora, però, le sanzioni a suo carico sono state temporaneamente ‘congelate’. O, meglio, per essere più precisi, è stata inoltrata una richiesta formale in questo senso al dipartimento del Tesoro, in modo che il dipartimento di Stato possa concedergli il visto di ingresso negli Usa.  La notizia ha una grande rilevanza anche perché rappresenta una profonda discontinuità. Se la visita sarà confermata sarà la prima negli Stati Uniti di un alto esponente della nomenklatura russa dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina nel febbraio del 2022.  C’è poi un’altra ragione che rende il profilo di Dmitriev particolarmente interessante. Sta crescendo la considerazione di cui gode presso Putin e sta partecipando sempre più attivamente, anche in termini di comunicazione. Dopo il primo incontro fra delegazioni di Stati Uniti e Russia a Riad, a cui Dmitriev ha preso parte, Vladimir Putin lo ha nominato inviato speciale per la cooperazione economica con Paesi stranieri. E lui ha assunto sempre di più la postura del saggio mediatore, vedremo poi fino a che punto sarà autorizzato a spingersi.  "La resistenza al dialogo fra Usa e Russia è reale, trascinata da interessi consolidati e narrative datate. Ma se migliori relazioni fossero esattamente quello di cui il mondo ha bisogno per una pace e sicurezza globali e durature?", ha affermato pochi giorni fa, utilizzando una retorica conciliante. Dopo che Trump ha manifestato il suo risentimento per la lentezza con Putin sta rispondendo alle sue proposte, ha concesso una intervista a Izvestia in cui ha parlato di discussioni già in corso sulle terre rare con gli Stati Uniti. Affari potenziali, ritorno economico e convenienza reciproca. Dmitriev parla la stessa lingua di Trump e Putin vuole usarlo per arrivare più vicino possibile alle opzioni che possono allettare il presidente americano. E’ una strada per ottenere il più possibile, sottraendo peso negoziale a Kiev e indirettamente all’Europa. (Di Fabio Insenga) —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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